Duilio aveva voglia di un caffè, era andato al centro commerciale, che in verità non gli piaceva molto, per cercare un cavo di alimentazione per il suo pc, che, probabilmente per le continue torsioni non conduceva più la corrente ed era inservibile.
Aveva già girato tre negozi delle decine che c’erano in quel centro enorme ma non lo aveva ancora trovato.
Si sentiva un po’ stanco, e in effetti aveva già fatto chilometri nell’aria condizionata che niente aveva a che vedere con l’aria esterna, un po’ mossa da una brezza tenue e sicuramente più sana anche se l’inquinamento la rovinava, ma le polveri sottili sono incolori e inodori.
“Un caffè mi farà bene” pensò, e si sedette a un tavolo di quel finto bar all’aperto, finto perché era comunque al chiuso.
Ordinò un caffè alla cameriera che indossava una salopette di jeans, i capelli raccolti in due trecce che le scendevano ai lati del capo.
La ragazza quasi si stupì della sua ordinazione, non c’era nessuno che chiedeva un caffè normale, che non era macchiato caldo, o macchiato freddo, o un marocchino, o me lo faccia lungo per favore.
Come viene spontaneo a tutti dopo aver chiesto il caffè si guardò intorno, gli piaceva osservare la gente, e quella era una postazione ottimale, potevi restare seduto lì per tutto il pomeriggio a guardare l’umanità varia che passava, c’era quello grasso, quello alto e magro, la ragazza che aveva grandi occhiali neri e quella che se fosse andata un spiaggia, quel pomeriggio, si sarebbe coperta di più.
Era una specie di deformazione professionale per lui, perché era uno scrittore dilettante.
Era ormai vicino ai settanta, Duilio, e da quando era in pensione si era ritrovato con molto tempo a disposizione, dopo una vita passata di corsa tra lavoro ed impegni vari.
E così, dopo aver provato quasi per scherzo a scrivere qualcosa, ci aveva provato gusto.
Lo faceva ormai da tre anni, NON era diventato uno scrittore di successo, praticamente scriveva per sé e per pochi amici.
E poi, chissà, tra tutte le persone che giravano in quel grande negozio magari qualcuna gli avrebbe dato l’ispirazione per il prossimo romanzo.
Il prossimo, non quello che stava scrivendo in quei giorni, una storia complicata dove c’erano dei cattivi che sembravano usciti da un racconto di Chandler, con tratti ben definiti,
Buttò lo sguardo verso destra e la vide, seduta a un tavolo con di fronte un’amica.
Era lei.
Era Iolanda, la protagonista cattiva del romanzo che stava scrivendo.
Una bella ragazza mora, sui vent’anni, con i capelli lunghi e con un naso adunco, quello che si dice ‘un naso importante’.
Era cattivissima, Iolanda e la ragazza seduta lì vicino probabilmente non lo era, aveva un’aria un po’ annoiata ma non uno sguardo cattivo.
Duilio avrebbe voluto scattarle una foto con il suo cellulare, gli sarebbe piaciuto metterla sulla copertina del suo nuovo romanzo.
Sì, ma come fare? Fare il paparazzo e rubarle una foto di nascosto non gli piaceva.
Per un po’ accarezzò l’idea, ma poi decise che sì, per una volta avrebbe affrontato la questione di petto, come un vero uomo.
Si alzò e si avvicinò al tavolo.
«Buongiorno» disse con un fil di voce «posso disturbare?» guardando negli occhi nerissimi della ragazza con ‘naso importante’.
«Sono Duilio Maggioni e faccio lo scrittore dilettante».
La ragazza lo guardò sorpresa: «E cosa vuole da me?» la voce era un tantino più alta del dovuto.
«Senta, visto l’età che ho, lei potrebbe essere mia figlia, se non mia nipote, non ho cattive intenzioni, come si chiama?».
La ragazza si calmò un po’: «Iolanda, vuole sapere anche il cognome?».
«No, non è possibile, non si può chiamare proprio Iolanda!».
«Senti, Duilio, questo nome me lo ha dato chi mi ha fatto».
«Non ne dubito, ma mi pare una coincidenza quasi impossibile, e io non credo nelle coincidenze».
«Hai ragione Duilio, non è una coincidenza».
Lui si risentì un attimo: “ma perché questa ragazza mi dà del tu, io ho usato il lei, e poi come fa a sapere il mio nome?”.
«Hai ragione, non è una coincidenza, siamo venute a prenderti» Si alzò e indicò con la mano due donne ferme vicino alla scala mobile.
Una bionda e una mora, la bionda alta e bellissima, con due occhi azzurri che ti trapassavano, indossava un gonna corta ed una camicia bianca, un po’ scollata per la verità.
La mora un po’ più bassa ma di una bellezza tipica delle italiane, una bellezza calda, che ti fa sentire a casa, indossava un vestito nero appena sopra il ginocchio con una scollatura rotonda.
Erano Lisa e Laura, le protagoniste di due suoi romanzi.
Iolanda gli tese la mano.
«Vieni, andiamo».
Duilio prese quella mano tesa ed andarono verso le due donne che li aspettavano, mentre tutto il centro commerciale diventava sempre più sfocato.
I soccorritori del 118 che il gestore del bar aveva chiamato smisero le manovre di rianimazione che tentavano su Duilio da più di mezz’ora.
«Andato» disse uno «Sì» gli rispose l’altro «ma non ha sofferto, un colpo al cuore e via»
LA SCONDA PARTE DOMENICA 23.07.23.