Mondi

Beh, non era male un giorno libero, erano 231 giorni che lavorava 6 ore senza avere riposi.

Si, erano solo 6 ore su 24, lavorare nella pubblica amministrazione non era poi così faticoso e non si poteva lamentare, e lo stipendio non era male, 5000 euro al mese nel 2048 permettevano un tenore di vita diciamo così onorevole, senza strafare ma con buone possibilità di togliersi molti sfizi.

Luigi si alzò presto quella mattina del 26 giugno, non poteva buttare via del tempo nella sua giornata libera dopo tanto lavoro.

Si occupava di statistica negli uffici dell’Eustat, ex Istat dopo la fondazione degli Stati Uniti d’Europa nel 2039, e lavorava sul decremento demografico ormai diffuso in tutta Europa. Numeri che non accennavamo a crescere, anzi diminuivano costantemente, fotografando un paese sempre più vuoto, ma dove il benessere era ormai radicato in ogni luogo d’Europa, anche il più sperduto.

Mancavano solo le nuove generazioni per poterne godere.

Camminava con calma in corso Buenos Aires, nella sua città, Milano.

Nei primi anni duemila nel centro milanese i negozi di alta moda abbondavano, attorniati da eleganti piccoli locali pieni di accessori tipo borse, portafogli in vendita a prezzi esorbitanti. Dopo la pandemia del 2020-21-22 le cose erano cambiate. La gente era tornata a desideri semplici, soprattutto alimentari, e negozi che sembravano uscire dagli anni 70  cominciarono a diffondersi a macchia d’olio. Salumerie, rivendite di eccellenze alimentari, enoteche, anche se non mancavano gli uffici, non sempre bene identificabili.

Gigi camminava con calma e si godeva una bella mattinata di sole, meditando se fare qualche acquisto tanto per soddisfare il suo desiderio di consumare che il marketing raffinato di quegli anni aveva inculcato nei cervelli di tutti.

Dicono che nelle grandi città basti sbagliare una svolta, prendere la direzione sbagliata ad un incrocio per trovare qualcosa di veramente diverso e magari terrorizzante.

Gigi svoltò in via Ozanam, sembrava un nome scritto al contrario, come negli scritti di cthulhc, di Lovecraftiana memoria.

E sì, un negozio od ufficio strano c’era, una striminzita porta con vetro oscurato al n. 2, con una targhetta con sopra scritto “Mondi”.

Gigi oltrepassò la porta con vetro oscurato con l’intenzione di continuare la sua passeggiata nel centro di Milano quando una voce di donna lo chiamò.

“Signor Bianchi, signor Bianchi”. Luigi si voltò e vide una giovane ragazza bionda che lo chiamava facendo grandi gesti.

“Si  fermi, entri così possiamo parlare con tranquillità”. Gigi, sorpreso da quel richiamo le chiese: “ma ci conosciamo?”. “Ma certo, e da molto tempo” rispose lei con un fantastico sorriso.

Aveva quarant’anni Luigi e una vita sentimentale ridicola, se avesse conosciuto una ragazza così bella se ne sarebbe sicuramente ricordato.

Sui 25 anni, alta, bionda, naturalmente con occhi azzurri un fisico nascosto da vestiti larghi e comodi ma che sembrava favoloso.

“Scusi” disse Luigi ritornando sui suoi passi, “non ricordo il suo nome”.

“Sono Amelia” disse la ragazza spostandosi di lato per permettere a Luigi di entrare, ” prego, dopo di lei”.

Ci sono momenti che cambiano la nostra vita per sempre, di solito non li riconosciamo subito, momenti tipo “il dado è tratto”, e Luigi Bianchi come succede spesso agli uomini, forse abbagliato dalla bellezza di Amelia, ignorò completamente l’importanza della decisione di entrare nel negozio, cambiando irreparabilmente la sua esistenza.

L’arredamento del negozio era piuttosto spartano, una scrivania con due sedie, un computer con monitor piatto e ricurvo ultimo modello, unico tocco da 2048 in un ambiente stile anni 70. Una porticina che portava ad un altro locale ora chiusa.

“Non vorrei fare la figura del lumacone” esordì Luigi,” ma non potrei mai essermi dimenticato di una ragazza come lei, forse mi ha preso per qualcun altro”.

“No, Luigi, noi ci conosciamo da anni”.

Forse l’Alzheimer iniziava così, pensò Luigi, anche se a 40 anni era un po’ presto, va bene dimenticarsi le cose, ma un tipa del genere è escluso si possa dimenticare.

“Le chiedo ancora scusa, Amelia – giusto? – ma io non la conosco”

“Senti Luigi, passiamo al tu, per favore, ti dispiace?”. “Ne sarei felice, Amelia”. Ehi, pensò, le cose si stanno mettendo bene, una ragazza così che mi dà confidenza, molto bene.

“Vedi, noi non ci conosciamo in questo universo, in molti altri sì”.

Ecco, lo sapevo, ci doveva essere qualcosa, questa è sbarellata di brutto. O è un’adeptadi qualche setta satanica e tra poco entreranno dei brutti tipi vestiti in lattice nero con corde  e manette e ganci e rasoi da  barbiere di altri tempi che mi legheranno e mi tortureranno per ore prima di mandarmi definitivamente all’altro mondo.

“Si è fatto tardi, è ora che io vada” si sentì dire Luigi, una voce che sembrava provenire da qualcun altro, tremolante e un po’ spaventata.

“Beh, se riesci ad aprire la porta…. ne dubito”.

Di colpo Luigi  i alzò, raggiunse la porta e tentò di aprirla, la maniglia non si mosse  di un millimetro. Era ormai in preda al  panico, si aspettava di vedere arrivare i brutti ceffi vestiti di nero da un momento all’altro.

“Finiscila, è solo colpa tua, guarda come siamo ridotti, e tutto per fare il figo alla tua età”.

Eh, fare il figo? Ma che cosa dice questa? I suoi pensieri si accavallavano veloci e stava per cedere al panico.

“Non ricordi la Parallelum S.p.A, certo”. Amelia parlava con voce pacata e priva di inflessioni. “L’azienda che si è occupata del nostro problema, due anni fa”. Luigi decise di darle corda, di guadagnare tempo per capire il da farsi, agitarsi era inutile, rischiava solo di farsi esplodere le coronarie.

“Nel 2043 Franco Fermi, eminente scienziato italiano, dimostrò l’esistenza degli universi paralleli, ed inventò il sistema per passare da un universo all’altro. Diceva che ogni essere umano che compiva una scelta qualsiasi creava in quel momento un un universo dove la sua scelta esisteva ed uno dove la sua scelta NON esisteva, arrivando così ad avere un numero infinito di universi.

La stessa cosa succedeva ad ogni avvenimento, si formava un universo dove una cosa succedeva ed uno dove la cosa NON succedeva.”

“Deriso dalla comunità scientifica – continuò Amelia – fondò la Parallelum S.p.A. per raccogliere fondi e continuare nella sua ricerca, offrendo i suoi fantascientifici servigi ad una clientela selezionata, e molto ricca.”

Va bene, pensò Luigi, ma tutto questo con me cosa c’entra, e poi fare il figo?

“Avevo 21 anni quando ci siamo sposati, dopo due mesi dal nostro primo incontro” continuò lei “eri un bel ragazzo, molto interessante, facevi un lavoro invidiabile, l’ingegnere aerospaziale, e soprattutto eri divertente, sempre allegro e con la battuta pronta.

Dicono che alle donne piace chi le fa piangere ma poi sposano chi le fa ridere. E’ vero, a me è successo così.”

Eccoci, tra poco entreranno tre infermieri grandi e grossi e la porteranno via, pensò lui, mentre qualcosa di strano succedeva alla sua mente.

La metempsicosi, forse in un’altra vita erano stati marito e moglie, e un ricordo ancestrale faceva capolino tra le sue sinapsi, un lumicino che appena ti avvicinavi si spegneva facendo tornare il buio più totale.

“Per due anni fu tutto magnifico, eravamo felici ed io non mi ero mai sentita meglio. Eravamo innamorati persi uno dell’altra, o almeno mi sembrava così.”

Beh, mi sarebbe piaciuto esserci, non deve essere stato male…

“Poi cominciarono i tradimenti, eri molto brillante con tutte le nostre amiche, non importa se fidanzate o mogli di altri nostri amici. Te le facevi quasi tutte, convinto che io non avrei mai sospettato di niente. Eri molto abile a trovare scuse, un congresso qua, una conferenza là, eri sempre in giro con qualche ragazza, sempre giovane e carina.”

“Ci misi un anno ad accorgermi che qualcosa non andava, ero abbagliata dai miei sentimenti per te e non vedevo l’evidenza. Eri come un elefante in una cristalleria, facevo finta di non vedere l’elefante.”

Adesso, va bene tutto, pensò lui, ma anche stare qui ad ascoltare questa sciroccata… pensò, mentre i ricordi si facevano un po’ più nitidi, appena appena…

“Era proprio una cosa che non riuscivo a sopportare, il tradimento. Va bene, era solo una questione di sesso, dopo tornavi sempre a casa allegro e simpatico come al solito, ma la rabbia montava dentro di me fino a rendermi cattiva, come non ero mai stata.

Pensieri di accoltellamento, avvelenamento ed altre atroci morti mi tormentavano di continuo. Non potevo andare avanti così. Avrei finito per farti veramente del male, e, al netto della gelosia quello che provavo per te era ancora molto forte.”

Si, va beh, non è che adesso le sono passate le remore che aveva e mi fa fuori?

“Amelia, non sono io la persona che ti ha fatto tutto questo, non ricordo nulla e non credo ne sarei capace”.

“Ah, non ricordi ancora niente? Strano qualcosa dovrebbe muoversi nella tua memoria”.

Ed in effetti qualcosa si stava agitando sotto le sue sinapsi, e stava venendo fuori, piano piano.

“Fu allora che decisi di chiamare il dottor Fermi, di chiedergli un appuntamento alla Parallelum S.p.A., Era un compagno di scuola di mio padre, mi conosceva da sempre e mi ricevette subito. Gli spiegai il mio problema, cioè tu. Come ti ho già detto non sopportavo che tu passassi gran parte del tuo tempo libero a fare il figo, a collezionare conquiste femminili da esibire nelle rare serate con i tuoi amici. Gli uomini sono tutti uguali. Si vantano di cose che dovrebbero farli vergognare.”

I ricordi si fecero più vividi, ricordò il primo giorno di lavoro all’ Eustat, che risaliva a due anni fa, e Amelia, anche se lui la respingeva, faceva capolino nella sua memoria.

Gli sembrava tutto assurdo, ma di lì a poco gli sarebbe sembrato impossibile.

“Chiesi a Fermi se non esistesse un universo dove noi due non c’eravamo, Dove Amelia e Luigi non erano mai nati. Mi rispose che, visto che gli universi sono infiniti, doveva per forza esistere un universo senza Amelia e Luigi, e lui, usando uno strumento matematico scoperto da poco, una

specie di calcolo logaritmico molto complicato avrebbe potuto scoprire dov’era nel continuum spazio-temporale.”

Era come la teoria della creazione, dicono che le probabilità che l’universo così com’è non abbia una mente superiore che lo abbia creato, ma sia nato per caso siano pari a quelle che dopo l’esplosione di una tipografia i caratteri ricadano formando il testo della Divina Commedia. Ma se hai a disposizione un numero infinito di tipografie da far esplodere per forza che una di queste ricadendo formerà il testo dell’opera di Dante.

Appunto, una questione di probabilità. E di meccanica quantistica, naturalmente. Ma come disse Feynman, nessuno può capire la fisica quantistica. D’altronde è difficile fidarsi di gente che ti dice che un gatto in una scatola è contemporaneamente vivo e morto.

Luigi aveva questi pensieri assurdi mentre Amelia spingeva di lato i suoi neuroni per farsi vedere.

“Gli chiesi – continuò Amelia – di spedirti in quell’ universo, dove prima non c’eravamo, così i miei istinti omicidi si sarebbero placati, occhio non vede cuore non duole.

Un taglio netto e non pensarci più”

“Pazzesco, pur di punirmi hai scomodato la fisica quantistica, non ti sembra un tantino esagerato” quasi urlò Luigi “Ma allora, ammesso che sia tutto vero, cosa ci fai qui? Non potevi lasciarmi tranquillo nel mio oblio, nel posto più lontano da te che si possa immaginare?”

“Eh, vedi, il taglio netto sì, ma il non pensarci più proprio non mi riesce. L’amore è cieco, ma nel mio caso è anche sordo e un po’ rimbambito, non riesco proprio a non pensare a te, in fondo hai un solo difetto, vuoi troppo fare il figo.”

Il ricordo di tutto gli piombò addosso, in un attimo Luigi vide la sua vita come era veramente.

“Ho chiesto a Fermi di mandarmi nel tuo universo, sono tornata Luigi, prendi la mia mano e ricominciamo tutto, abbiamo una vita davanti da passare insieme, ci basta uscire da quella porta e ricominciamo tutto.”

Luigi, un po’ frastornato le prese la mano, la baciò come solo lui sapeva fare (secondo Amelia) e si avviarono verso la porta.

“Ma questa non è la porta da cui sono entrato – disse Luigi – la porta è l’altra, quella chiusa che spero riuscirai ad aprire”

Amelia lo guardò negli occhi, Luigi si perse in quell’azzurro e la seguì. ”Va bene anche questa” disse aprendo l’altra porta.

Si ritrovarono in via Federico Ozanam, quella via che sembrava uscita da un libro di Lovecraft, la mattina era ancora bellissima, bellissima come Amelia che gli teneva dolcemente la mano. Pochi passanti, uomini d’affari che si dirigevano in chissà quali uffici per trattare chissà quali scambi.

Amelia, sempre guardandolo con quegli enormi occhi azzurri sorridendo disse: ”Vedi, c’è una cosa che non ti ho detto, caro. Prima di venire a prenderti nel tuo universo sono passata dal dottor Fermi”

“Per forza, sarai andata nel suo laboratorio per poter viaggiare tra gli universi, se penso che hai fatto tutto questo per me…”

“Sì, non solo, gli ho chiesto se esistesse un altro tipo di universo, e naturalmente esisteva, ed è questo”

Luigi si guardò intorno, non notò niente di strano se non passanti impegnati nel loro lavoro.

Tutti maschi….

“Vedi, in questo universo io sono l’unica donna” Luigi rabbrividì, d’improvviso faceva freddo.

“Così la finisci di fare il figo”