PIPPO 09.07.23

C’è chi adotta un bambino, una scelta di vita importante, dettata nella maggior parte dei casi da amore verso gli altri, e in qualche caso invece figlia di un desiderio di omologazione, di volersi sentire ‘come’ gli altri, di mostrare al mondo che si è una famiglia, ma questo è un altro discorso.

Da qualche tempo il verbo ‘adottare’ viene usato anche nel caso che l’adottando (si dice così?) sia un animale.

Sai, ho adottato un barboncino.

Ecco il mio bambino – un cagnolino bianco frutto di mille incroci per ottenere un cagnolino bello e simpatico che sarebbe piaciuto alle signore e avrebbe soddisfatto un poco la loro voglia di maternità.

Ma anche questo era un altro discorso.

Duilio sentiva bisogno di compagnia, ne discusse con la moglie Giulia, erano sposati da più di quarant’ anni, ma sembra ieri, cara.

«Bene» disse Giulia «vuoi un animale da compagnia?»

«Sì, lo vorrei anch’io, tu ce l’hai già un animale da compagnia».

«E quale?».

«Ma sono io, cara…»

Erano ancora capaci di ridere uno delle battute dell’altro.

«Vorrei un ippopotamo, Giulia».

«Addirittura un ippopotamo, ma dove lo mettiamo, ma ti pare il caso?»

«Senti, sto parlando di un ippopotamo nano, ne ho visto uno al negozio di animali in fondo alla via»

«Vuoi dire che il signor Beate in mezzo ai canarini e le tartarughine ha anche un ippopotamo?»

«Sì, ma nano» «Ma quanto è grande un ippopotamo nano, se si può sapere, Duilio?»

«Un po’ meno di un cinghiale, ma non ha gli stessi peli»

«Lo dici come se fosse normale portarsi in casa un ippopotamo, anche se nano»

«Ma Giulia, conosci qualcuno che ha adottato (ora si dice così) un ippopotamo nano?»

«No, non conosco nessuno»

«Ecco, vedi, non conosci nessuno, e a me piace fare cose diverse dagli altri»

Oltre che non amare fare cose che fanno tutti Duilio non amava neanche le discussioni lunghe, aprì la porta e salutò la moglie: «Vado dal signor Beate e porto a casa l’animale».

Tornò a casa dopo circo un’ora, con al guinzaglio l’ippopotamo nano.

Era grande come un cane di media taglia, solo molto più rotondo, di un bel colore rosato.

Fissò Giulia negli occhi con un’aria da bambino smarrito e, come fanno tutti i cagnolini con lo sguardo da bambino smarrito la conquistò all’istante.

Duilio osservava la scena divertito, aveva previsto tutto, e disse, rivolto alla moglie: «Te lo presento, si chiama Pippo».

«Pippo? Ma che bel nome, glielo hai dato tu?»

«No, era sul suo pedigree».

«Ma i suoi genitori, i suoi fratelli sono anche loro nani?».

«No, Giulia, lui è l’unico esemplare della famiglia, è nato nano, per questo mi piace tanto»

Pippo lo guardò ed emise una specie di grugnito, quasi ad esprimere un certo apprezzamento riguardo alla sue ultime parole.

Giulia sentì una fitta di gelosia, quell’animale sentiva attrazione verso suo marito, non verso di lei, bisognava fare qualcosa.

«Duilio, cosa mangia?»

«Mangia di tutto, non bisogna comprare cibo solo per lui» Giulia andò verso il frigorifero e prese dei salamini, comprati solo il giorno prima al supermercato. Li mise su un tagliere e iniziò a togliere la pelle.

«Cara, non è necessario, penso li gradisca anche così, completi di pelle».

Lei lanciò i salamini verso Pippo che, con un’abile mossa e a dispetto della sua mole, li prese al volo e li fece sparire. Subito dopo emise un felice grugnito rivolto alla donna, che apprezzò moltissimo.

«Bravo Pippo, ti è piaciuto?» e poi, rivolgendosi al marito: «Dai, passami il guinzaglio, lo porto un po’ a spasso io».

Duilio le cedette le redini e Pippo cominciò a seguire Giulia, che stava uscendo in cortile.

Pippo emise un altro gentile grugnito, accompagnato questa volta da un altro rumore, che fece voltare Giulia di scatto.

«Ma cos’è» disse lei mentre uno strano odore le colpiva il naso. Veramente non era proprio strano, quell’odore.

«Vedi, cara, il signor Beate mi ha avvisato: gli ippopotami quando sono felici e quando corteggiano le femmine (di ippopotamo naturalmente) emettono delle flatulenze, è un metodo per conquistarle».

Duilio aveva fatto delle ricerche sulle flatulenze, e aveva scoperto la loro composizione.

Era un perito chimico, e qualcosa ci capiva.

I gas intestinali erano composti da azoto, ossigeno, anidride carbonica, idrogeno. Tutti gas inodori.

Il responsabile della puzza era lo scatolo, presente per circa l’uno per cento, ma bastava. Un gas dall’odore fecale.

«Ah, ecco, allora non mi sbagliavo. Qui qualcuno ha ‘mollato’»

«Certo, Giulia, è stato Pippo»

«Ne sei proprio sicuro, Duilio?»  «Ma certo, cosa credi, che sia stato io?».

«Non ho detto questo, ma Pippo è un ippopotamo nano, non un capro espiatorio, ricordatelo».

E uscì prima in cortile poi in strada, e si diresse ai giardinetti di corso Asia, chissà, forse avrebbe trovato qualcuno che portava al guinzaglio un’ippopotama nana, almeno le flatulenze di Pippo avrebbero avuto un perché.

Nel frattempo Duilio cercava uno scatolo, anche piccolo, chissà, magari avrebbe potuto servire, soprattutto se era ermetico.